Leggere le etichette per un Consumo Consapevole

A meno che voi non siate respiriani… penso che questo articolo potrebbe esservi d’aiuto, a prescindere dal fatto che siate vegani, vegetariani, onnivori o quant’altro,.

La questione principale che sto esponendo è la solita storia sulla quale insisto dall’apertura di questo blog ed è il Consumo Consapevole. La foto che vedete in copertina è ciò che mi ha dato lo spunto per scrivere questo post. Se la guardate bene potrete scorgere una piccola grande incongruenza: si chiamano panini all’olio ma tra gli ingredienti c’è tutto fuorché l’olio. Perché allora chiamarli panini all’olio quando, oltre al fatto di non esserci, al suo posto c’è addirittura lo strutto?? Io la chiamo: Etichetta Ingannevole! Ecco, allora, che leggere le informazioni contenute sulle etichette delle cose che compriamo diventa non più un capriccio dei più attenti ma una necessità di tutti.

Una sana alimentazione parte dal primo passo che muoviamo tra gli scaffali. Afferriamo il primo prodotto che colpisce la nostra attenzione. Ci piace? Si! Lo mettiamo nel carrello? Attenzione! I nemici sono in agguato dentro la confezione e sono tutti riportati sull’etichetta. Prima di decidere se mettere i prodotti nel nostro carrellino faremmo bene a leggere cosa è contenuto fra gli ingredienti. Questa attenzione che viene riposta nel perdere qualche minuto in più quando si fa la spesa è il cosiddetto Consumo Consapevole. I minuti “sprecati” a leggere cosa state comprando vi eviteranno tante noie in problemi di salute.

Il mio primo principio, che seguo sempre ogni volta e per ogni alimento, è controllare la lunghezza della lista degli ingredienti. Il numero degli ingredienti è inversamente proporzionale alla qualità del prodotto. Nella maggior parte dei casi, più la lista è lunga e più mi scoraggia perché vuol dire che sono presenti un sacco di additivi e conservanti. Al contrario, meno ingredienti ci sono più sarò propensa a valutarlo come un cibo buono. Ma ci sono delle eccezioni. Ci sono alcuni alimenti che presentano una lunga lista di ingredienti ma che comunque non sono da scartare. Per tale ragione bisogna imparare a leggere e valutare, seguire delle linee generali ma saper discernere al momento. Vi riporto l’esempio di una confezione di Wurstel Vegetali: la lista è lunga ma non “nociva” e, di contro, vi riporto l’etichetta di un barattolino di carciofino sott’olio che non commento!

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Come si legge l’etichetta?

Le sostanze ingredienti vengono riportate in ordine decrescente di percentuale. La prima voce sarà l’ingrediente principale, quindi quello che ha la percentuale maggiore e via via a decrescere fino all’ultimo ingrediente che è quello con una percentuale di presenza minore. Se è presente la dicitura “in proporzione variabile”, ciò sta ad evidenziare che non vi è prevalenza di un ingrediente sull’altro. Più le etichette sono precise e migliore sarà il giudizio che se ne potrà trarre (ad esempio la farina: potreste trovare semplicemente la dicitura “farina” o trovare che tipo di farina è stata utilizzata “farina 0” o “farina 00” o “farina di frumento”…)

 

La voce “aromi” indica la presenza di sostanze prodotte in laboratorio, quindi artificiali. Se invece la parola “aromi” è accompagnata dalla dicitura “naturali” significa che sono estratti da materie vegetali. Capite certamente che i primi sono sconsigliati.

Per “additivi” s’intendono delle sostanze aggiunte agli alimenti per preservarli da contaminazioni microbiche come funghi e muffe, per prolungarne la conservazione ed evitare l’irrancidimento o semplicemente per migliorarne il colore o la consistenza. Sono contraddistinti dalla lettera “E” seguita da tre cifre e vengono classificati in base allo scopo per cui si utilizzano.

  • I conservanti servono a rallentare lo sviluppo dei microbi;
  • Gli antiossidanti rallentano i processi di irrancidimento;
  • I coloranti, gli addensanti, gli emulsionanti, i dolcificanti e gli esaltatori di sapidità sono additivi utilizzati per migliorare le caratteristiche sensoriali e la consistenza degli alimenti;
  • Gli anti-agglomeranti servono invece a facilitare la lavorazione degli alimenti (non hanno perciò una funzione nel prodotto finale).

Al seguente link troverete una tabella con la classificazione delle varie cifre che seguono la “E”, ad esempio, “E109” indica che è stato utilizzato un colorante giallo oppure “E219” che sono stati aggiunti benzoati (conservanti). “E441”, la classica “gelatina”, viene da scarti animali (soprattutto ossa e pelle). Questo tanto per farvi degli esempi.

 

Se avete assunto un’alimentazione vegetariana o vegana dovreste fare particolarmente attenzione poiché alcuni di questi additivi sono (o possono essere) di origine animale e, in entrambi i casi, generalmente le aziende non sono tenute a specificare se l’origine sia taluna o altra. Ad esempio la “E120” rappresenta un colorante rosso che si estrae dal corpo essiccato di alcuni insetti; “E471” invece (la comune dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi”) può essere ricavato sia da oli vegetali di scarsa qualità (come olio di cocco e olio di palma) ma anche e soprattutto da scarti animali come corna, unghie e grasso.

Questi approfondimenti andrebbero fatti con qualunque tipo di prodotto: così come per i prodotti alimentari così anche per quanto riguarda i detersivi per l’igiene della casa, della persona, i cosmetici e la profumeria. Ma di questo ne parlerò un’altra volta. Per il momento siate consapevoli di ciò che mangiate!

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